Il tema del mese: Errori
Io e gli errori
Se dobbiamo parlare di errori, mi sa che siamo tutti degli esperti. Diffiderei di chi non sbaglia, o crede di non sbagliare. E che noia dev’essere, poi, una vita fatta di perfezioni.
Ma voi ne conoscete qualcuno? Cioè, qualcuno che non sbaglia mai, lo conoscete? A parte l’immancabile moglie/marito/amante/fratello/collega/capo che si pone come infallibile. E lì di solito si tace per sfinimento, perché se uno è convinto è convinto eh, discutere ti porta alla morte.
Quindi, diamo per assodato che tutti noi sbagliamo. I più carini dicono che solo chi fa può sbagliare, e fin qui son d’accordo. A criticare gli altri con capaci tutti, ma hanno più tempo quelli che si ritrovano senza nulla da fare, perché per non sbagliare non ci provano neanche.
Dunque, torniamo al punto di partenza: sbagliamo tutti. La cosa interessante degli errori è quello che ci insegnano. Se impariamo qualcosa, allora ne è valsa la pena; se impariamo, o se ci divertiamo – però dobbiamo divertirci tanto, soprattutto se il nostro errore coinvolge altre persone (qui, va beh, si entra in un ambito delicato; facciamo che però ci pensiamo un po’ su, ok?).
Esempi. Preparo una torta, la prima volta mi esce bruciata. Imparo che il tempo indicato nella ricetta non è corretto applicato al mio forno. Oppure che aveva senso che nella ricetta fosse indicato un tempo di cottura, e andare a fare shopping con il forno ancora acceso non era proprio l’idea migliore.
Se la volta successiva provo di nuovo a fare la torta e non mi si brucia – o meglio, stiamo larghi: magari mi si brucia ancora, ma non per gli stessi motivi - allora vuol dire che ho imparato dai miei errori, e questa è una cosa molto saggia. Se mentre la torta in forno bruciava ho comprato delle bellissime scarpe, allora in qualche modo potrebbe andare bene lo stesso; ma in effetti, se ci pensi bene, non c’è alcun motivo per accendere il forno prima di uscire.
Imparare dai nostri errori è il modo che abbiamo per crescere, per diventare persone migliori, per non invecchiare inutilmente. Naturalmente non si tratta solo di torte, lì ho risolto da anni con le pasticcerie.
Ci sono errori che influiscono pesantemente sulla tua vita, e sono gli errori che di solito rifacciamo tante volte. Per capire meglio, ci raccontiamo, perché le cose questa volta sono un po’ diverse, perché lui è diverso, perché io sono diverso; ci raccontiamo tante cose, di solito. Gli psicologi ci spiegano che c’è un motivo se scegliamo sempre amiche che poi ci rubano il fidanzato, un capo che ci carica di lavoro e poi promuove il nostro collega stronzo – scegli a caso altri esempi di sfiga ricorrente. Ci si ricrea una situazione che per qualche motivo vogliamo, anche se razionalmente non ci piace. Qui, per imparare dai propri errori ci vuole più strada e più pazienza, e anche una buona dose di coraggio.
Le pasticcerie, purtroppo, non sempre salvano la situazione, ma la mia filosofia è: da qualche parte bisogna pur cominciare.
Elena
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Errori
Un Cavaliere Errante erra di continuo, ma va bene perché lo fa per lavoro.
Tanti anni fa ebbi un sogno curioso: avevo un maestro di violino, molto severo, che mi chiamava Errore, e aveva scritto questo mio soprannome persino sulla cartellina con le mie partiture musicali. Non dovevo essere un grande allievo…
A quanto ricordo, per me è sempre stato fondamentale avere delle regole chiare da rispettare; gli errori erano una brutta cosa, io dovevo fare di tutto per evitarli! A scuola, all'università, ma pure con i Dieci Comandamenti tentavo di tendere asintoticamente alla perfezione.
Poche volte ci riuscivo, a dire il vero, ma poi, un 7 andava bene anche se avrei preferito un 8, e pure un 28 al posto di un 30 era accettabile. E in fondo, Dio perdonava (quasi) sempre.
Ero io che non mi perdonavo tanto facilmente.
Durante l'università, tuttavia, qualcosa nel mio rigido sistema di pensiero ha iniziato a incrinarsi. Ho incontrato persone molto imperfette, ad esempio anticlericali, oppure che non prendevano lo studio tanto seriamente; eppure erano molto interessanti, anche piene di calore umano. Ad esempio, ragazze ben lontane dal mio ideale di brava ragazza in pura, fulgida attesa di un bravo ragazzo, con cui convolare a giuste nozze e vivere un perfetto, legale amore. Eppure mi attraevano, e parecchio!
Non ci si capiva molto, della vita. Erano più semplici le complicate equazioni chimico-fisiche che studiavo, più comprensibili le reazioni chimiche di quelle umane. Pure quel diavolo di De Andrè diceva qualcosa del genere, in un modo che mi faceva correre un brivido lungo la schiena, nella canzone Un Chimico.
La mia realtà ha iniziato a diventare via via più ricca di imperfezioni. Soprattutto, più ricca.
In fondo, la perfezione è una cosa morta, non umana. Perfetto, etimologicamente, significa “portato a termine”, dunque, morto.
Se vogliamo vivere davvero, credo dobbiamo accogliere la nostra umanissima tendenza a commettere continuamente errori, ad essere incoerenti, talvolta insopportabili ed egoisti, altre volte capaci di slanci straordinari.
Come diceva Baricco, siamo uomini, non calzini, e non siamo al mondo con lo scopo principale di restare puliti.
L'importante è che, dopo il nostro errore (“la schifezza”, come scriveva lui), ne affrontiamo le conseguenze.
È umano sbagliare, ancora più umano dire “mi dispiace”, fare tesoro dei propri errori, e andare avanti, inventandosene sempre di nuovi.
Forse ho sbagliato il finale?
Ancora un errore.
Porca miseria, non se ne esce…
Emanuele
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Errare humanum est
Questo mese ci confrontiamo con un tema che trovo in parte facile, in parte difficile da affrontare .
Facile, perché la vita è costellata di errori. Anche oggi ho appena avuto un comportamento alla guida di cui ora mi pento. Mi sono arrabbiata ‘di brutto’ con un altro automobilista che pretendeva di passare anche se non aveva la precedenza. A mente fredda, posso affermare che, in effetti, essendoci molto traffico, in fondo, lo posso capire e non avrei dovuto prendermela in quel modo. Però, quell’automobilista non ha dimostrato alcun interesse, né riconoscimento di essere in torto e questo è quello che di più mi ha fatto arrabbiare. Difficile, perché è un tema molto complesso. Mi viene in mente quando commetto uno sbaglio al lavoro e per cento cose fatte bene, nonostante hai fatto tutto con scrupolo e sei stato meticoloso, commetti il fatidico errore. Quello per cui rovini interi anni di lavoro pregresso e per cui ti possono segnare, per cui puoi essere ricordato. A nessuno interessa tutte le volte che hai eseguito bene quello che dovevi, la tua professionalità se fai uno sbaglio, subito c’è qualcuno pronto a fatelo pesare, qualcuno pronto a puntare il dito. Eppure, come mi dicono per consolarmi: “chi non lavora non sbaglia”. Insomma, fa parte del gioco.
Parlando di questo tema subito mi viene in mente il detto: “sbagliando si impara”: è vero. Certo rimane anche tanto rimpianto per non averlo saputo evitare. Ritengo che gli errori più gravi sono quelli che commettiamo nei confronti delle altre persone. Si commettono per tanti motivi, spesso perché non riusciamo a dire tutto quello che pensiamo fino in fondo e poi ci si fraintende, ad esempio. Oppure perché pretendiamo, con troppa arroganza, con poca umiltà, di avere comunque ragione, senza lasciare spazio al’idea altrui. Errore c’è se non rispettiamo un modo di pensare diverso dal nostro. Evitare questo errore è facile a dirsi, molto meno a metterlo in pratica. Poi c’è un altro aspetto: la capacità di pentirsi se si è commesso un errore. La volontà di rimediare o di non commetterlo più. Anche questo è assai difficile. Per le cose più banali è possibile, ma quando si tratta di sentimenti feriti o di situazioni pesanti non è per niente semplice. Non ci sono soluzioni. Non ci sono istruzioni per non sbagliare, né per non sbagliare ancora. Solo speranza. Speranza di esserne capaci, di avere sufficiente forza di volontà, di essere pronti a migliorare. Nella vita di ogni giorno abbiamo questa possibilità: cambiare il nostro vecchio “io”, migliorarci, rendere le cose attorno a noi migliori per noi e per gli altri, avere speranza nel futuro provando a non commettere gli stessi errori, a cancellare o rimediare (dove si può) lo sbaglio fatto.
Giulia
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