Quello che ci piacerebbe è imparare da te, perché crediamo che si possa crescere e maturare, o anche solo sentirsi meglio, attraverso gli altri.

Prefazione

Con una lucida e perspicace lettura della realtà che ci circonda, il rapper Fabio Bartolo Rizzo alias Marracash, nel 2024, prese atto e, allo stesso tempo, profetó: ‘È finita la pace’. Si tratta di un album in cui i testi delle canzoni facendo il punto su dove è arrivato il nostro mondo e la società introducono perfettamente allo scenario internazionale passato davanti ai nostri occhi durante l’anno appena trascorso.
Riporto alcune delle parole che ritengo più significative: “non serve una sonda per sapere che è tutto marcio…” e, ancora, da un altro testo: “E i giovani ribelli adesso fanno danze/ Attorno a un fuoco spento/ Come una foglia nel vento/ Qual è la soglia che accetto/ Dov'è la voglia di un tempo? (…) Chissà come andrà/Solo a me sembra che/ Tutti quelli che conosco/ In fondo sono fuori di testa/ Come se una guerra l'abbiamo già persa”.
Eppure, io no, non ci sto. Per me quella soglia è stata oltrepassata, quindi, no grazie, a me non basta fermarmi a guardare, però credo che il fuoco sia ancora accesso.
Quando ero giovane, passavano ben altri messaggi, come questo di una nota canzone di Eros Ramazzotti: “noi siamo fatti così/ guardiamo sempre al futuro (…) finché qualcosa cambierà/ finché nessuno ci darà/ una terra promessa un mondo diverso/ dove crescere i nostri pensieri /noi non ci fermeremo/ non ci stancheremo di cercare/ il nostro cammino”, trovo questo proposito ancora oggi più che valido, radicato e condivisibile. Come dice la canzone, non solo “noi non ci fermeremo/ non ci stancheremo”, ma la necessaria conclusione è carica di speranza perché: “insieme noi troveremo /una terra promessa /un mondo diverso...”.
L’articolo che mi accingo a pubblicare nasce proprio da alcune riflessioni che hanno suscitato in me i nefasti eventi, dichiarazioni e comportamenti dei c.d. “grandi della terra” (proprio gli stessi ho anche avuto modo di avere di fronte a me al centro della cristianità, a Roma, quest’anno durante il grande evento del Giubileo, che, non per caso, aveva come tema quello della “Speranza”, quella con la “S” maiuscola che solo un credente può comprendere fino in fondo).

***


Non è tanto dire ‘Palestina libera’,
quanto “ridateci il mondo così come era” (o almeno appariva),
ridateci il rispetto del diritto internazionale - anche se lo avete spesso rispettato solo sulla carta, ma già era qualcosa - adesso lo state violando palesemente senza nessun ritegno né vergogna -
ridateci la convenzione sul disarmo nucleare e aggiungeteci anche quella sul disarmo “e basta”,
ridateci il dialogo (anche per chi lo aveva già perduto,
ridateci il confronto onesto (senza quella sottintesa – e a volte non troppo - pretesa di avere in tutto e sempre ragione) e non la presa di posizione, l’indottrinamento, ridateci la dialettica dove l’avere opinioni diverse è un arricchimento reciproco e un momento di crescita, buttate via il pensiero unico e l’annientamento dell’opinione contraria e del dissenso,
ridateci la libertà di esprimere il proprio pensiero senza paura del giudizio, senza paura di essere etichettati o presi per pazzi, ridateci la libertà di essere noi stessi al di là del conformismo che ci rende tutti piatti e uniformi ad un modello che pretende la (e tende alla) perfezione,
ridateci la possibilità di sbagliare e, poi, ridateci le “seconde occasioni”,
ridateci i contenuti e tenetevi le vostre bellissime scatole vuote,
ridateci i programmi dei partiti politici e il pluralismo,
ridateci la partecipazione e la discussione, anche appassionata, ma libera e incondizionata, ridatecela ad ogni livello e in ogni ambiente,
ridateci la politica nel senso letterale di “fare il bene comune” e buttate via quegli ipocriti slogan di propaganda di cui vi riempite la bocca, buttate quell’incessante discredito dell’avversario,
ridateci la prevenzione e tenetevi la continua legislazione emergenziale,
ridateci il mondo come un bene di tutti e di nessuno in particolare,

ridateci un mondo dove l’uomo è sempre un fine e mai un mezzo (e se non era ancora così sempre, ma è sempre stato uno degli obiettivi da raggiungere),
ridateci la dignità nel lavoro, perché da lì passa anche il rispetto della dignità dell’essere umani e rispettatene sempre i diritti fondamentali, abbiate rispetto dei diritti umani e trattateli come un bene prezioso, sono diritti di cui si deve solo prendere atto (non sono concessi da nessuno, ciascun uomo ne è titolare in quanto tale),
ridateci la giusta considerazione della “dichiarazione dei diritti dell’uomo”, la più alta forma ed espressione dell’intelligenza umana,
ridateci la solidarietà, la cooperazione, lo sviluppo e lo scambio di idee per un futuro migliore privo di violenza,
dove le controversie e le contraddizioni si superano con la diplomazia e con strumenti giuridici,
ridateci un futuro pacifico come è stato il nostro presente,
ridateci l’essere ormai cittadini del mondo, al di là dei confini territoriali e fisici in un’era super tecnologica e sviluppata che dovrebbe portare (solo) benessere in tutta la terra e a tutti gli uomini,
ridateci (oltre al rispetto per ogni singolo essere umano della terra) anche il rispetto per la natura e gli animali,
ridateci il pensare prima alla persona che al denaro, ridateci l’istruzione, un’istruzione aperta a tutti e degna, dove ciascuno è apprezzato per quello che può dare e per le sue capacità e competenze, senza modelli predefiniti per alcuni irraggiungibili, senza raccomandazioni o disparità, ridateci una scuola dove si insegna a crescere e tenetevi quella che insegna solo entrare in competizione, ridateci il divertirsi insieme facendo sport e tenetevi la voglia di arrivare primi e basta, anche a costo di lasciare indietro qualcuno o di barare,
ridateci la cultura, ridateci il valore della semplice e pura contemplazione della bellezza (che non serve a nulla ma ci appartiene in quanto uomini),
ridateci l’amore per l’arte e la filosofia, per tutto quello che voi considerate inutile, ridateci la poesia, tenetevi l’indifferenza e la durezza di cuore,
ridateci il rispetto per chi si emoziona, per chi ha una passione e per le persone sensibili.
La speranza ce l’abbiamo già, ma ridateci la certezza che domani possa essere migliore di oggi,
ridateci l’attenzione e la cura verso i più deboli, i vecchi, i malati e i bambini, ridateci un mondo dove l’efficienza non è l’unico criterio di valutazione del successo e della realizzazione delle persone,
ridateci quel mondo che - anche se non lo avevamo proprio così bello, così fraterno, così pieno di amore e di pace - era nei nostri cuori e nelle nostre intenzioni ed ora lo vogliamo più che mai, quel mondo che, anche se non lo avevamo ancora, ne eravamo vicini e abbiamo sempre fatto di tutto per averlo e ogni nostro sforzo era in quella direzione e non certo nel vicolo cieco della guerra e della morte,
quel mondo tanto desiderato che avevamo realizzato almeno in parte, ora lo vogliamo custodire, lo dobbiamo custodire, per cui vi dico: della sbandierata libertà di mercato al prezzo dello sfruttamento dei poveri, dei deboli e degli indifesi non ce ne facciamo nulla; della ricchezza fasulla di chi sfrutta il lavoro degli altri per l’arricchimento personale, non ce ne facciamo nulla; della vostra indifferenza verso tutti in nome di una smisurata e irrefrenabile volontà di potere, della violenza gratuita in nome di non si sa cosa, perché non c’è nulla che possa giustificarla, non ce ne facciamo nulla; della vostra pseudo-democrazia da esportazione (che in realtà è solo una facciata priva di alcun senso e che serve solo a giustificare le vostre atrocità e i vostri egoismi a sostegno del potere e del controllo sulle cose e sulle persone), non ce ne facciamo proprio niente e il niente è ciò che ci ha restituito in cambio; perché il vostro modo di fare, invece che migliorare le società, ha solo portato all’incremento della miseria, della povertà e al fallimento di intere nazioni (salvo aver arricchito a dismisura pochi privilegiati).
Quindi, vi dico “ridatecelo” il mondo in cui abbiamo vissuto fino a ieri. Ridatecelo e ridatecelo più bello, più buono e più giusto. Ridatecelo e sarà solo un punto di partenza e continueremo a renderlo ancora migliore e - in caso di divergenza di opinioni - discuteremo fino a notte fonda e riprenderemo la mattina presto e, se non sarà abbastanza, riprenderemo il confronto per giorni e giorni fino a che non giungeremo ad una soluzione condivisa e, se poi ci accorgiamo che non era la soluzione migliore, torneremo sui nostri passi e ne troveremo un’altra.
Ridatecelo e lo rifaremo meglio, ci impegneremo di più.
Per l’ultima volta: “ridatecelo” o, domani, ce lo riprenderemo e raduneremo tutti gli uomini di “buona volontà e con un cuore grande” e chiameremo a raccolta le menti migliori per trovare le soluzioni più eque e giuste per tutti, più rispettose per ciascuno mantenendo e costruendo, come abbiamo sempre fatto e faremo sempre, ogni giorno, pace e giustizia nel rispetto reciproco della dignità di ogni essere umano.

Giulia Drioli
www.ingiustiziequotidiane.it

 

Dedicato a...

Dedicato a quelli che credono nella forza delle parole, a quelli che pensano che anche una parola o un piccolo gesto possono cambiare il  mondo,  a quelli che non si arrendono, a quelli che hanno una passione, a quelli che ci mettono il cuore, a quelli che sanno andare oltre,a  quelli che si aprono agli altri, a quelli che sono generosi, a quelli che hanno in cuore un sogno, a quelli che sanno perdonare o hanno perdonato almeno una volta, a quelli che sbagliano e poi sanno ricominciare, a quelli che imparano dai loro errori, a quelli che ci credono fino in fondo, a quelli che hanno pagato un prezzo per la loro onestà, a quelli che credono nell’amicizia
a quelli che si impegnano nelle cose, a quelli che sono capaci di condivisione, a quelli che sanno faticare per raggiungere i risultati, a quelli che sono capaci di amare, a quelli che sanno far fruttare i loro talenti, a quelli che aiutano chi è in difficoltà, a quelli che danno consigli disinteressati, a quelli che donano un sorriso, a quelli che sanno infondere coraggio, a quelli che sono perseveranti, a quelli che costruiscono piuttosto che distruggere, a quelli che fanno tanto e parlano poco, a quelli che non si aspettano nulla in cambio, a quelli che ti danno tutto e non parliamo di soldi, a quelli che continuano a cercare, a quelli che sanno rinunciare, a quelli che devono fare delle scelte, a quelli che lavorano gratis o sono sottopagati, a quelli che non fanno il lavoro per cui hanno studiato, a quelli che arrivano sempre secondi,
a quelli che si commuovono, a quelli che sono stati fraintesi, a quelli che conservano la capacità di stupirsi, a quelli che si indignano, a quelli che non hanno avuto una seconda occasione, a quelli che ce l'hanno fatta, a quelli che vanno controcorrente, a quelli che sono stati traditi, a quelli che hanno perso quelli che credevano ‘amici', a quelli che non sono stati apprezzati, a quelli che hanno avuto soddisfazione, a quelli che ci mettono l'anima, a quelli che hanno tante idee, a quelli che hanno una fede, a quelli che hanno dei valori e rispettano i valori degli altri, a quelli che hanno superato il senso del dovere almeno una volta, a quelli che continuano a sperare, a quelli che continuano a sognare, a quelli che hanno un 'cuore d'oro', a quelli che sono dolci, a quelli che sono generosi, a quelli che lavorano anche senza avere in cambio nulla di economicamente rilevante, a quelli che affrontano le loro paure,  a quelli che riescono a superare la propria timidezza, a quelli che sanno ascoltare, a  quelli che parlano poco, ma al momento giusto hanno sempre qualcosa da dire....
a quelli che non ce  l'hanno fatta, a quelli che ce l'hanno messa tutta, ma non è stato abbastanza, a quelli che sono stati messi da parte, a quelli che si sono sacrificati, a quelli che non hanno visto riconosciuti i loro meriti, a quelli che ...un raccomandato gli è passato davanti, alle brave persone, a quelli che mettono umanità nei rapporti con le persone e nel lavoro, a quelli che almeno una volta hanno fatto qualcosa che andava al di la del loro dovere, a quelli che si dedicano agli altri.