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Conoscevo quest’isola solo di nome, grazie al celebre sonetto di Ugo Foscolo - uno dei tanti tormentati poeti che mi venivano somministrati al liceo.

A quei tempi, mi chiedevo quanta nostalgia un uomo potesse provare nell’essere esiliato dal luogo della sua infanzia.

Io, che avevo vissuto i primi otto anni della mia vita alla periferia di Vicenza, immaginavo che un’isola greca potesse instillare una nostalgia di ben altra intensità.

Conoscendo Zacinto per appena una settimana, sento che mi è entrata dentro, in modo naturale e veloce, come l’acqua del mare assorbita dalla sabbia nella battigia.

Le isole mediterranee un po’ si somigliano per vegetazione e paesaggi, ma alcune hanno un sapore speciale, e forse ognuno di noi ha un’isola a cui sente di appartenere: può essere Formentera, o Ponza, o magari Santorini…

Io mi sono sentito un po’ Foscolo, non saprei dire bene perché: forse per essermi sentito quasi subito a casa, per i colori, i sapori le musiche e le danze, i gatti onnipresenti, o perché è andato tutto bene, anche gli imprevisti risolti dai gentili, pragmatici, imperturbabili greci, ma la splendida Zacinto la porto nel cuore.

Emanuele Zeffiro